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Paraguay, il crollo di Ueno Bank: tre milioni di conti congelati e un presidente sotto accusa

La banca con più clienti del Paraguay chiude dall'oggi al domani: risparmi, stipendi, pensioni e fondi pubblici bloccati. Come è successo e cosa insegna sul denaro che teniamo in banca.

Martedì 3 novembre, all’alba, quasi tre milioni di paraguaiani hanno aperto l’app della propria banca e non sono riusciti a entrare. Niente bonifici, niente prelievi, carte bloccate, filiali chiuse con la polizia davanti. Nel giro di tre giorni la crisi di una sola banca, Ueno Bank, ha portato in piazza i correntisti, in carcere otto dirigenti e il presidente della Repubblica, Santiago Peña, a presentare le dimissioni.

Una precisazione importante prima di cominciare: i soldi dei correntisti non sono spariti dal conto. Sono congelati: il saldo esiste, ma non si può usare. Per una famiglia che deve pagare l’affitto o fare la spesa, però, la differenza conta poco. Ed è proprio questo il punto dell’articolo.

Che cos’è Ueno Bank

Ueno non è una banca antica. Nasce da una piccola finanziaria, Financiera El Comercio, comprata nel 2021 dal Grupo Vázquez. Diventa banca a tutti gli effetti nel dicembre 2023 e nel giugno 2024 assorbe Visión Banco. La sua forza è il digitale: un’app semplice, carte di credito per tutti, conti aperti in pochi minuti. A dicembre 2024 tocca un milione di carte di credito attive.

La crescita è velocissima. A giugno 2026 Ueno dichiara 2,94 milioni di clienti, tra il 60 e il 63% della popolazione adulta del Paese: è la prima banca del Paraguay per numero di clienti e tra le prime sei per depositi. Nel marzo 2026 è l’unica banca locale con obbligazioni scambiate sui mercati internazionali: 350 milioni di dollari, con scadenza nel 2031.

Ueno Bank in numeri

  • 2,94 mlnclienti a giugno 2026
  • ~60%della popolazione adulta del Paraguay
  • 2.836 mln $depositi a settembre 2026
  • ~850 mln $di fondi pubblici gestiti
  • 380 mln $dell'istituto previdenziale IPS
  • 7.000posti di lavoro coinvolti, diretti e indiretti
Fonti: Wikipedia; Infobae; Forbes Argentina su dati della Superintendencia de Bancos; ministero del Lavoro del Paraguay citato da Infobae. Le fonti indicano Ueno come quinta o sesta banca per depositi.

Non solo risparmi privati: pensioni e soldi pubblici

Ueno non custodiva soltanto i conti delle famiglie. A fine agosto 2026 gestiva circa 850 milioni di dollari di denaro dello Stato, la seconda quota dopo la banca pubblica Banco Nacional de Fomento. Tra i clienti bloccati ci sono:

  • l’Instituto de Previsión Social (IPS), l’ente che paga pensioni e assistenza sanitaria, con circa 380 milioni di dollari;
  • il ministero dell’Economia;
  • la compagnia elettrica nazionale ANDE e la diga binazionale di Itaipú;
  • fondi pensione, società di intermediazione, aziende e perfino la CONMEBOL, la confederazione calcistica sudamericana.

Circa 32.000 pensionati ricevevano la pensione direttamente su un conto Ueno. Il governo ha annunciato che verranno spostati in un’altra banca.

Di chi erano i depositi di Ueno

Stima in milioni di dollari, su un totale di circa 2.836

  • Istituto previdenziale IPS ~380
  • Altri enti pubblici ~470
  • Famiglie e imprese ~1.986
Elaborazione nostra: fondi pubblici a fine agosto (Wikipedia, Infobae), depositi totali a settembre (Forbes Argentina), quindi le date non coincidono. France 24 ed Euronews parlano di fondi pubblici pari a "circa un quarto" dei depositi.

Come si è arrivati al crollo

Il problema non nasce il 3 novembre. Secondo l’inchiesta della Banca centrale (BCP) e della procura, Ueno avrebbe concesso prestiti e scoperti a società dello stesso gruppo economico che la controllava, oltre i limiti di legge e senza le normali valutazioni del rischio. Molti di quei prestiti non sono stati restituiti.

A giugno 2026 gli ispettori della Superintendencia de Bancos se ne accorgono e chiedono alla banca di liberarsi di quei crediti. Ueno, secondo il quotidiano Última Hora citato da Infobae, li cede per 74,4 milioni di dollari a Vinanzas SA, una società collegata. Sulla carta i crediti a rischio spariscono dal bilancio. Ma la Banca centrale trova indizi che Vinanzas non avesse soldi propri a sufficienza e fosse finanziata indirettamente dalla stessa Ueno: il rischio, in pratica, non era mai uscito dalla banca.

A settembre il quotidiano ABC Color racconta la manovra, e il Senato chiede spiegazioni alla Banca centrale, domandando anche perché non fossero state prese misure, vista la concentrazione di fondi pubblici e previdenziali in Ueno. Tra luglio e settembre i depositi calano di circa 95 milioni di dollari.

Quando i bilanci vengono corretti, il conto non torna: l’indice di solvibilità, cioè il capitale della banca rispetto ai rischi che corre, scende sotto la metà del minimo di legge. Il 29 ottobre Ueno annuncia un piano di ricapitalizzazione da 100 milioni di dollari, e ancora poche ore prima dell’intervento assicura di operare “con normalità”.

Dalla licenza al crollo

  1. Ueno ottiene la licenza bancaria completa.
  2. Assorbe Visión Banco.
  3. Il presidente Peña vende le sue quote della holding che controlla Ueno.
  4. Emissione di obbligazioni internazionali da 350 milioni di dollari.
  5. Gli ispettori trovano prestiti eccessivi a società collegate. I crediti vengono ceduti a Vinanzas.
  6. ABC Color racconta la manovra; il Senato chiede conto alla Banca centrale.
  7. Ueno annuncia una ricapitalizzazione da 100 milioni di dollari.
  8. La Banca centrale avvia all'unanimità la procedura di risoluzione. L'annuncio arriva all'alba del 3.
  9. App e carte bloccate, code davanti alle filiali, proteste ad Asunción. Il presidente della Banca centrale firma le dimissioni. Il Congresso approva una legge d'emergenza.
  10. Otto dirigenti in custodia cautelare. Peña annuncia le dimissioni; la Camera lo mette sotto accusa con 78 voti su 78.
  11. Il Senato si costituisce in tribunale; Peña chiede 72 ore per preparare la difesa.
Fonti: Wikipedia, Infobae, France 24, Forbes Argentina, ABC Color. Sulla vendita delle quote di Peña le fonti indicano marzo o aprile 2025.

I conflitti di interesse

È qui che la crisi bancaria diventa crisi politica. Due nomi pesano più degli altri.

  • Santiago Peña, presidente del Paraguay, è stato socio del Grupo Vázquez, proprietario di Ueno, fino alla primavera del 2025. Lui sostiene di non avere mai avuto legami diretti con la banca. Ancora a ottobre aveva difeso Ueno e il lavoro di vigilanza della Banca centrale.
  • Carlos Carvallo, il presidente della Banca centrale, cioè dell’ente che doveva vigilare su Ueno, aveva presieduto la finanziaria da cui è nata la banca fino a luglio 2023. Peña lo aveva poi nominato alla guida della Banca centrale. Dopo l’intervento Carvallo ha firmato le dimissioni, restando in carica in via provvisoria; la Banca centrale afferma che non partecipava alle decisioni su Ueno. Al suo posto è stato proposto Raúl Vera Bogado, che deve essere confermato dal Senato.

In altre parole: chi doveva controllare la banca veniva dalla banca, e il capo dello Stato era stato socio dei suoi proprietari. Questo non prova da solo un reato, e sarà la magistratura a stabilire le responsabilità. Ma spiega perché la rabbia dei correntisti si sia rivolta subito al governo.

Le accuse e gli arresti

La procura ha incriminato 27 persone: 8 dirigenti di Ueno e 19 persone legate alle società coinvolte. Le accuse vanno dall’infedeltà patrimoniale al tentativo di truffa, fino alla violazione degli obblighi contabili. Il 5 novembre il giudice Rodrigo Estigarribia ha disposto la custodia cautelare in carcere per otto dirigenti, tra cui il presidente della banca Juan Manuel Gustale e l’amministratore delegato Federico Miguel Vázquez, e gli arresti domiciliari per altri due. La magistratura ha inoltre disposto il sequestro preventivo di beni e conti per decine di milioni di dollari.

Il presidente che si dimette, ma non troppo

Giovedì 5 novembre, a mezzogiorno, Peña annuncia le dimissioni con un video su X, mentre la Camera discute la sua messa in stato d’accusa. Parla di “stabilità del Paese” e “pace sociale” e chiede scusa: “Non è mai stata mia intenzione tradire la fiducia che avete riposto in me”.

Il Congresso però non accetta le dimissioni: i parlamentari del suo Partido Colorado escono dall’aula e fanno mancare il numero legale. L’opposizione sostiene che, con le dimissioni accettate, Peña diventerebbe senatore a vita e otterrebbe l’immunità. La Camera approva l’accusa all’unanimità, con 78 voti, per “grave e sistematico cattivo esercizio delle funzioni” e conflitto di interessi. Al 6 novembre Peña resta formalmente presidente; per rimuoverlo servono due terzi del Senato, cioè 30 voti su 45.

Attenzione: la situazione politica cambia di ora in ora. Alcune testate internazionali hanno scritto che il vicepresidente Pedro Alliana starebbe per subentrare, ma la stessa richiesta di accusa presentata dall’opposizione riguarda anche lui.

Che fine fanno i soldi dei correntisti

La procedura scelta si chiama risoluzione: la Banca centrale prende il controllo della banca, separa le attività buone e prova a trasferire i depositi in altre banche prima di liquidare il resto. Nel frattempo i correntisti hanno tre soglie di protezione.

Quanto è protetto ogni correntista

In milioni di guaraní, con il controvalore approssimativo in dollari

  • Primo pagamento annunciato10 (~1.700 $)
  • Anticipo per legge d'emergenza121,7 (~20.000 $)
  • Garanzia massima sui depositi228,3 (~38.300 $)
Fonti: France 24, Infobae, Forbes Argentina. La garanzia vale 75 salari minimi per persona e per banca, l'anticipo 40. La data del primo pagamento non è ancora stata fissata.
  • La garanzia sui depositi copre fino a 228,3 milioni di guaraní a persona, circa 38.300 dollari. Secondo le stime preliminari protegge fino al 97% dei correntisti, quelli con saldi piccoli.
  • La legge d’emergenza promulgata il 4 novembre permette un anticipo fino a 121,7 milioni di guaraní (circa 20.000 dollari), da pagare entro 24 ore e al massimo entro cinque giorni lavorativi dalla sua entrata in vigore.
  • La Banca centrale ha parlato di un primo pagamento fino a 10 milioni di guaraní (circa 1.700 dollari), senza una data precisa.

Il problema è chi sta sopra la soglia: imprese, risparmiatori più grandi e soprattutto gli enti pubblici come l’IPS, che rientrano in una seconda fase. Per quelle somme la Banca centrale promette soltanto “la massima protezione possibile”. E c’è anche chi non c’entra con Ueno, ma ne subisce gli effetti: in Argentina i dipendenti della società tecnologica del gruppo sono stati sospesi senza stipendio fino a dicembre, e alcuni dicono di non aver ricevuto lo stipendio, rimasto bloccato.

La lezione: il saldo sul conto è una promessa

Quello che i correntisti paraguaiani hanno scoperto vale per chiunque abbia un conto corrente, anche in Italia. Il denaro in banca non è custodito in una cassetta con il tuo nome. Dal punto di vista giuridico è un prestito che fai alla banca: lei lo usa per concedere crediti e investire, e ti promette di restituirtelo quando lo chiedi. Finché la banca è solida, la promessa vale quanto i contanti. Quando non lo è più, il saldo diventa un credito verso una società in crisi, e a decidere quando e quanto riavrai sono la Banca centrale, il governo e i tribunali.

Il caso Ueno mostra anche tre rischi che di solito non si vedono:

  1. La concentrazione. Sei adulti su dieci avevano il conto nella stessa banca, insieme alle pensioni e a una parte dei fondi dello Stato. Quando cade un nodo così grande, si blocca un Paese.
  2. La vigilanza non è infallibile. I segnali c’erano da giugno, i giornali ne scrivevano a settembre. Il controllore e il controllato, però, erano legati.
  3. Il digitale funziona finché qualcuno lo tiene acceso. Un’app comoda non è una garanzia: è un’interfaccia verso un saldo che qualcun altro può sospendere in una notte.

Non è una situazione solo sudamericana. In Europa la garanzia dei depositi copre 100.000 euro per depositante e per banca: una buona protezione, ma con gli stessi limiti di tempi e soglie. A Cipro, nel 2013, una parte dei depositi oltre quella soglia fu convertita in azioni delle banche in crisi: gli sportelli restarono chiusi per quasi due settimane e i prelievi rimasero limitati a lungo.

Sovranità monetaria: non fare all-in su niente

La conclusione non è “togli tutti i soldi dalla banca”. Il conto corrente resta lo strumento giusto per stipendi, bollette e pagamenti quotidiani, e la garanzia sui depositi protegge davvero la maggior parte delle persone. La conclusione è un’altra: non mettere tutto in un solo posto, e non dipendere da un solo intermediario.

Tre modi di tenere il denaro, tre rischi diversi

  • Conto in bancaPuò essere bloccato dalla banca, dalla Banca centrale o da un tribunale. Se la banca fallisce, sei protetto fino alla soglia di garanzia. Non funziona senza corrente o senza app. Rischi: insolvenza e congelamento.
  • Contanti in casaNessuno può bloccarli e non dipendono da un intermediario. Funzionano anche durante un blackout. Rischi: furto, smarrimento, inflazione.
  • Bitcoin con chiavi tueNessuno può bloccarlo, se le chiavi sono solo tue, e non dipende da una banca. Serve la rete. Rischi: forte volatilità del prezzo ed errori nella custodia.
Confronto semplificato a scopo informativo, non un consiglio finanziario.

In pratica, per ridurre il rischio:

  • Distribuisci la liquidità su più banche, restando sotto la soglia di garanzia in ognuna.
  • Tieni una piccola riserva di contanti in casa, sufficiente per qualche settimana: in Paraguay chi aveva solo l’app di Ueno è rimasto senza modo di pagare.
  • Considera una quota di Bitcoin in autocustodia come parte di un patrimonio diversificato. Il suo valore è volatile e può scendere molto, ma ha una proprietà che nessun conto corrente ha: se le chiavi sono tue, nessuna banca e nessun governo può congelarlo in una notte. Attenzione: un bitcoin lasciato su un exchange è di nuovo una promessa di un intermediario, come ha ricordato pochi giorni fa il caso Binance.
  • Diversifica anche il resto: strumenti diversi, emittenti diversi, Paesi diversi. Essere all-in su un solo asset, qualunque sia, è sbagliato, anche se si chiama Bitcoin.

La sovranità monetaria non è avere fiducia in un’alternativa invece che nella banca. È fare in modo che il crollo di una sola istituzione non possa bloccarti la vita.

Se vuoi capire meglio la differenza tra tenere i propri fondi presso terzi e custodirli da sé, ne parlo in Custodial o non-custodial? Chi ha davvero le chiavi e in Mai condividere la seed phrase.

Questo articolo ha scopo informativo e non è un consiglio finanziario. I fatti sono aggiornati al 6 novembre 2026 e la situazione in Paraguay è in rapida evoluzione.

Contenuto a scopo informativo e divulgativo: non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale.

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